PERCHÉ PER CANTARE NON HAI BISOGNO DI SPINGERE PIANOFORTI COL DIAFRAMMA

Ho visto cose che voi umani non potete immaginare: 

  • respiri simili a rantoli prima di attaccare un suono,
  • gente in apnea per secondi lunghissimi prima di respirare,
  • facce rosso porpora,
  • pance dilatate da prese di fiato interminabili ,
  • spalle contratte nel tentativo di finire una frase anche se non si ha più fiato,

e altri orrori che non ho cuore di elencare

Sono certa che anche tu avrai almeno una volta visto qualche collega in questa situazione.

Spero solo che non succeda a te.

O forse sì?

Adesso ti faccio alcune domande ma devi rispondermi sinceramente:

  • se nella vita normale respiri senza fare neanche caso a quello che fai per pronunciare una frase anche interminabile, perché, per cantare, devi INVENTARTI un modo diverso di respirare?
  • quante volte, a casa, ti capita di cantare dietro ai tuoi beniamini e riuscire a prendere note che a lezione sono impossibili?
  • quando canti sotto la doccia, non ti senti la più grande cantante lirica del mondo?
  • perché a casa è così e quando vai a lezione tutto diventa così difficile?

Te lo dico io:

perché a casa sei RILASSATA!

Ecco la parola chiave: RILASSATA!

Probabilmente a lezione il tuo insegnante ti ha fatto mille paranoie, ti ha detto:

  • respira col naso,
  • dilata la pancia,
  • spingi con gli addominali,
  • stringi il sedere” (giuro a me lo hanno detto)

ed altre cose che (pur giuste per certi versi) vanno spiegate bene e vanno fatte scoprire con la pratica E NON imposte con forza!

Inorridisco ogni volta che qualche giovane cantante viene da e mi dice che il suo insegnante sostiene che per cantare bene deve rompere le cinture dei pantaloni con la pressione della pancia, oppure le fa spingere il pianoforte con la pancia e cose così, “Carine”.

Tanto carine quanto perfettamente inutili e addirittura dannose!

Sì: ho detto inutili.

Inutili perché il nostro corpo è una MACCHINA PERFETTA e non ha bisogno di questi espedienti da circo.

Il diaframma funziona da solo dal primo vagito che emettiamo appena nati, i polmoni pure, le corde vocali idem.

Non abbiamo bisogno di sbloccarlo o avviarlo con esercizi improbabili.

Forse nel corso della vita hai “adattato” questa macchina perfetta per superare le difficoltà e la cadenza nel parlare della tua regione/città/paese ha modificato alcune cose ma il vero SEGRETO è FORMATTARE la tua macchina perfetta (ossia il tuo corpo) e lasciare che funzioni liberamente riscoprendo la tua natura.

Che vuol dire FORMATTARE?

Significa ripartire da zero, ripartire da come respiri, da come parli, da quello che fai quotidianamente quando emetti un suono qualsiasi senza pensarci, senza paranoie.

Considera il diaframma come un qualsiasi muscolo del tuo corpo: se cammini ogni giorno, sali e scendi le scale, corri, prendi le cose, i muscoli preposti a fare questi movimenti sono già tutti “allenati” a compierli e lo stesso vale per il diaframma.

Non senti i muscoli lavorare ogni giorno anche se lo fanno!

Senti i muscoli se, quando vai in palestra, li sovraccarichi.

Ecco, il canto è come andare in palestra: un buon allenatore, all’inizio non ti carica di esercizi che il giorno dopo ti lasciano impossibilitato a fare qualsiasi movimento a causa dell’acido lattico!

Un buon allenatore, risveglia il tuo corpo piano piano partendo da quello che sai fare e via via, aumenta il lavoro.

Il diaframma lo senti:

  • quando fai esercizi lunghi e lenti,
  • quando lavori sul fraseggio,
  • quando lavori sui filati (o piani),
  • quando lavori su una zona che non sei abituato ad usare,

è compito dell’insegnante farti prendere consapevolezza di come lavora il tuo diaframma in modo naturale e progressivamente!

Oggi mi sento buona e  ho voglia di svelarti un segreto:

è più importante sentire l’espansione delle costole fluttuanti quando respiriamo e cantiamo

invece che il diaframma in sé per sé.

Quali sono le costole fluttuanti?

Sono le due paia di costole alla fine della gabbia toracica (quelle più in basso),

quelle che non sono collegate allo sterno ma solo alla colonna vertebrale.

Sono quelle che si allargano verso fuori quando inspiriamo prima di cantare e che devono restare aperte mentre cantiamo.

Perché?

Perché le costole larghe, espanse, sono la garanzia che il diaframma è basso e pronto per aiutarti a sostenere i suoni.

Ma questo è un discorso che affronteremo in un altro articolo in cui ti parlerò di come siamo fatti, del nostro strumento.

Tornando al discorso “allenamento”,  se sai appena tuffarti in acqua dal bordo piscina (e spesso dai anche delle “panciate”), non credo ti salti in mente di fare il tuffo dalla piattaforma dei 10 metri.

Allo stesso modo, quando una giovane cantante mi si presenta dicendo che studia da pochi mesi e canta arie che i grandi cantanti affrontano alla fine della loro carriera, già so che è sulla piattaforma senza aver mai provato il bordo piscina e rischia pure di tuffarsi in una piscina vuota!

La delusione del suo sguardo quando le dico questo, è quasi subito sostituita dalla gioia di scoprire che ci sono grandi passi avanti, tornando indietro!

So già che questa mi affermazione scatenerà il putiferio tra i colleghi ma io la penso così e  lo dico chiaro e tondo.

E quello che mi da assoluta certezza che non mi sbaglio è che spesso il cambiamento si sente fin dalla prima lezione!

Come faccio a saperlo?

  • ne ho la prova ogni volta che canto,
  • ne ho la prova ogni volta che lavoro con un cantante sul discorso fiato.

E le testimonianze non mancano:

una volta una giovane cantante con cui ho lavorato  è venuta da me dicendomi che un suo collega l’aveva vista in conservatorio e le aveva chiesto se studiasse con me ed ha motivato la cosa dicendo che tutti i miei allievi cantano senza costrizioni o tensioni.

Ho cantato con colleghi accanto ai quali, durante le prove, non si poteva stare a causa della potenza della loro voce

Ma che poi quando li sentivi dalla platea avevano un suono piccolissimo o comunque non così potente come sembrava da vicino.

A San Paolo del Brasile mi è stato detto: “e strano: quando ti si sta vicino sul palco sembra che hai la voce piccola ma andando in platea la tua voce arriva ovunque ed è pienissima!”

La mia risposta è che non è per niente strano perché lavoro su un’emissione totalmente naturale basata sulla pronuncia corretta dei suoni e questo è la base del metodo LiricaFacile.

È così: parafrasando un noto spot pubblicitario dico che

la potenza è nulla senza controllo

ma, aggiungo, che il controllo si ha se tutto si svolge in modo naturale.

E allora?

Tutti gli esercizi di fiato che si fanno non servono a niente?

Servono nell’ottica di una consapevolezza di quello che fa il nostro corpo.

Per questo nel metodo LiricaFacile c’è una sezione dedicata ai tipi di esercizi che fanno fare gli insegnanti in cui spiego a cosa servono e come farli correttamente senza diventare pazzi.

Il metodo LiricaFacile, infatti, serve per farti decodificare quello che ti dice il tuo insegnante e che per un motivo o per un altro non riesci a capire.

Per quanto riguarda il respiro nel canto, ti do una dritta, forse scontata per qualcuno che studia da più tempo ma che non fa mai male ricordare:

per le note gravi (ossia basse) serve più fiato, per le note acute (ossia alte) serve meno fiato.

Se sai fischiare puoi rendertene facilmente conto passando da una nota bassa ad una alta: sentirai il fiato modificarsi via via che sali, come quando metti un dito davanti un tubo dell’acqua aperto per avere più pressione:

non modifichi il flusso ma la pressione.

Questo è uno dei motivi per cui spesso non ti basta il fiato per finire una frase: ne usi troppo o troppo poco e non sai come gestirlo!

Per oggi credo di aver scritto abbastanza parole su cui farti riflettere ma tutto gira sempre intorno al fatto che il corpo è una macchina perfetta, che tutto funziona perfettamente perciò ricorda:

SE SAI PARLARE SAI CANTARE!

SE SAI RESPIRARE, SAI CANTARE!

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